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Eutanasia: fede e pratica medica
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Postato da Redazione
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Fonte [ICN-NEWS]
BIOETICA:"EGLI HA PERFINO MESSO NEI LORO CUORI IL PENSIERO DELL'ETERNITÀ" (Ec 3:11) Come figli di Dio siamo chiamati a vivere e testimoniare concretamente un corretto atteggiamento davanti alla morte,
rifiutando tutto ciò che porta alla non accettazione serena della volontà di Dio: da un lato l'eutanasia e, dall'altro lato,
l'accanimento terapeutico..........(Continua)

Richiesta e pratica dell'accanimento terapeutico.
Una lettrice attenta alle problematiche della
bioetica così mi scrive in una sua recente lettera:"..se è facile obiettare che l'eutanasia è un sistema comodo
per sfuggire alla sofferenza decisa da Dio, è altrettanto facile obiettare che le moderne pratiche mediche sui malati
terminali si configurano quasi sempre come accanimento terapeutico, perché non si vuole accettare la morte".
Queste poche righe mettono in evidenza un atteggiamento molto diffuso nei riguardi della morte e completamente diverso
dall'eutanasia. Infatti al contrario dell'eutanasia l'accanimento terapeutico pretende di prolungare incondizionatamente la vita,
anche in situazioni cliniche in cui ragionevolmente non c'è più nulla di efficace da fare.
È un atteggiamento che raggiunge il solo obiettivo di "prolungare la morte" anziché "prolungare la vita".
Uso il termine "accanimento terapeutico" in modo allargato, comprendendo non solo l'eccesso di cure al morente,
ma anche tutte quelle pratiche mediche e non, a cui si ricorre, pur sapendo che sono completamente inefficaci,
quando una malattia è inguaribile e nessuna terapia può modificare la prognosi.
Nella mia pratica di medico constato che molto spesso mi viene richiesto, dai pazienti ma anche dai familiari dei malati,
di praticare terapie chiaramente inutili, nell'estrema speranza di recuperare la salute irrimediabilmente persa.
Questo atteggiamento ha le radici in un concetto eccessivo di "santità della vita" e nella nostra cultura è profondamente
radicato in tutte le persone, compresi i medici.Tuttavia anche altri fattori sono importanti per capire perché oggi l'accanimento
terapeutico è richiesto oltremisura e praticato.
Il rifiuto della morte
Da un lato esso è dettato da un rifiuto della morte,
che oggi non viene accettata assolutamente come evento.
Lo dimostra il fatto che abbiamo perso l'usanza di morire a casa, circondati dai propri familiari.
La morte è diventata un tabù, è delegata alle strutture ospedaliere, lontano dalla vista, e se possibile in una
"terapia intensiva" dove si può entrare solo per pochi minuti, per poi fuggire rapidamente dalle nostre responsabilità
nei confronti del morente.Ai malati si preferisce non dire nulla riguardo l'imminenza della morte, in modo che vadano
ignari incontro a questo evento, come se nulla fosse. Anche questo è un modo per evitare la responsabilità di accompagnare
il morente nei suoi veri bisogni.
La ricerca della vita eterna
Il rifiuto della morte porta di conseguenza a ritenere che l'uomo
sia in qualche modo immortale. La morte non si nomina nemmeno ed anche in età avanzata ci si stupisce se si è colpiti da una
malattia mortale. Questo porta spesso i malati a iniziare una ricerca a tutto campo di soluzioni che si presume risolvano i problemi.
Spesso ci si rivolge anche a pratiche di dubbia efficacia, o di dubbia moralità, o addirittura a pratiche occulte, dove si mescolano
cose spirituali e magia. La Bibbia dice che Dio "ha perfino messo nei nostri cuori il pensiero dell'eternità" (Ec 3:11).
Il problema sorge quando noi ci illudiamo di cercare la vita eterna in senso biologico, cioè desideriamo vivere per sempre
biologicamente qui, sulla terra.
La fiducia nella scienza a nella medicina
Oggi si pensa che la scienza e la medicina
abbiano una soluzione ad ogni problema. Il nostro rapporto con la scienza e la tecnologia medica
può facilmente diventare patologico, quando l'eccessiva fiducia in esse diventa una vera fede.
Scienza e tecnologia diventano degli idoli di fronte ai quali siamo disposti a scendere a compromessi,
dimenticandoci che Dio ha il diritto di dire l'ultima parola. Paolo mette in guardia Timoteo, rivelandogli che un rapporto
sbagliato con la scienza può allontanare dalla fede:
"..alcuni di quelli che la professano si sono allontanati dalla fede" (1Ti 6:21).

Indicazioni bibliche
Due passi della Parola di Dio ci illuminano su quale è il giusto atteggiamento del credente di fronte alla morte
(e più in generale di fronte alla malattia). Leggiamo Luca 22:42-46 e 2Co 12:8-10:
"Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Però non la mia volontà ma la tua sia fatta"- Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo.
Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente...-
"Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione"
"Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me (la spina nella carne) ed egli mi ha detto:
-La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza-.
Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.
Per questo mi compiaccio... in angustie per amore di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte".
Questi passi ci insegnano alcune cose importanti:
Gesù (uomo) e Paolo pregano intensamente Dio affinché lenisca la loro sofferenza.
È questo un atteggiamento che dimostra la nostra umanità, e nessuno di noi deve vergognarsi di chiedere a lui la guarigione.
La preghiera tiene lontano le tentazioni. Per noi oggi due tentazioni importanti nell'imminenza della morte sono proprio
l'eutanasia (o il desiderio di accelerare la morte) e l'accanimento terapeutico (cioè il rifiuto della morte).
Dio manda un angelo dal cielo per dare forza al morente.
Questo mi consola molto in quanto mi dà la certezza che nel momento della mia morte,
Dio provvederà un simile aiuto anche per me.
Sia Gesù che Paolo accettano la propria "limitatezza" umana ( cioè il fatto che ogni uomo deve morire)
e si rimettono fiduciosi nelle mani del Padre, di cui accettano la volontà ultima.
Paolo vive la sofferenza in modo completamente alternativo. Non si attacca alla vita in modo disperato,
ma vive la situazione con "vanto" e "compiacimento", accettando "volentieri" la forza che gli viene da Dio!
Il ruolo della scienza e della medicina.
Il credente deve avere un rapporto sobrio nei confronti della scienza e della medicina.
Non deve essere fatalista, pensando di poter fare a meno dei farmaci e dei medici, tanto Dio provvederà.
Questo atteggiamento si chiama "fideismo" ed è più vicino al fanatismo che alla fede.
Non deve però nemmeno cercare nella scienza e nella medicina una promessa di vita eterna che spesso non possono dare.
Scienza e medicina sono degli strumenti che Dio ci ha dato affinché li usiamo, con la consapevolezza che:
"Il timore dell'Eterno è il principio della scienza" (Pr 1:7; 9:10).
Prepararsi all'incontro con Dio
Ho sempre vivo il ricordo di una sorella di fede che oggi è con il Signore, la quale negli ultimi anni della sua lunga vita
mi testimoniava il suo equilibrato rapporto con la vita e la morte dicendomi pressappoco queste parole:
"Caro fratello dottore, quando verrà il momento io sono pronta ad incontrare il mio Signore, per cui ti chiedo di non portarmi
in ospedale, di non tentare inutili terapie, ma ti prego accompagnami con la tua presenza e la tua preghiera!"
Accettare la propria morte non significa perdere la fiducia nella medicina, ma significa accettare che un giorno
questo momento ci sarà e prepararsi nello spirito a viverlo serenamente, aiutati dalla medicina fin dove essa può
fare qualcosa di concreto e dall'aiuto di Dio, quando la medicina diventa impotente.
Il pensiero dell'eternità che Dio ha messo nei nostri cuori (Ec 3:11) ci deve stimolare a coltivare la nostra visione di
una vita dopo la morte e non a sprecare energia nella ricerca di una impossibile immortalità terrena.
Davanti alla morte inevitabile l'obiettivo del credente dovrebbe essere sempre quello di Paolo:
"Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte" (Fl 1,20).
Giorgio Begher
(Assemblea di Bolzano) © www.ilcristiano.it
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