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Competitività e legge della GIUNGLA
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Postato da Direttore
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Considerazioni e pensieri sul senso della vita
29 MAggio 2007
Un noto sociologo italiano ha raccontato di una sua recente visita in oriente(in Cina per la precisione), ove, a suo dire, sarebbe
rimasto colpito dall'altruismo di quelle genti, manifesto attraverso alcune sane abitudini quotidiane.
Una di queste, per esempio, la si osserva, allorquando, a tavola, le persone presenti,
con delicata premura si servono vicendevolmente.........(Continua)

Lungi da noi il pensiero di asserire che tutto quello che luccica sia "oro" ( in Cina come altrove), ma è sicuro che il nostro mondo occidentale, sempre più lontano dai valori fondamentale del cristianesimo, stia distanziandosi anche da molte salutari abitudini.
Immaginiamo per un momento, volendo fare un paragone, quello che accade invece nelle nostre tavole e scopriamo che per la mente ci passa tutt'altro genere di spettacolo.
In una società come la nostra, in cui la "competitività" o meglio la legge della giungla, sta diventando una pseudo filosofia di vita, urge recuperare certi valori, quali l'amore e il reciproco rispetto, propri dell'insuperata morale cristiana.
L'aspetto disumanizzante (bestiale) della competitività non risparmia la sfera sacra della famiglia, così come dilania gli individui nel mondo del lavoro. L'affermazione di sé (compreso anche un bell'aspetto fisico) ed il successo, spesso "conditi" da un buon conto in banca, sono in modo sempre più esasperato, i fattori che fanno la differenza tra l' "in" ed l' "out".
In un sano principio di competitività, c'è un forte stimolo per la crescita e lo sviluppo individuale, così come democraticamente avviene nell'ambito politico; si ha, però, la sensazione, che da ciò derivi anche un crescente e diffuso sentimento di frustrazione che in alcuni casi, pare sfociare, in veri e propri stati ansioso-depressivi; il tutto dovuto alla irrealizzabilità dei modelli proposti dai "media" e dagli stereotipi intorno al successo.
In tal modo la gente avverte un senso di emarginazione e discriminazione rispetto alla ristretta cerchia dei superdotati, di quelli cioè che paiono aver centrato l'obbiettivo ( il modello ) . Per dirla in breve, questa nuova "filosofia" di vita, ha prodotto più malessere che benessere oltre che disorientamento e crisi di identità.

Come sempre, prendendo spunto dalla saggezza della Bibbia ricordiamo quanto è scritto al capitolo 12 , verso 16 dell'Epistola di S. Paolo ai Romani: "Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi"(Ro. 12:16).
Quanta pace del cuore e serenità della mente c'è in queste parole di vita!!
Ritornando al tema della nostra meditazione, osserviamo, ancora, che altresì grande è la distanza che la nostra generazione sta prendendo da Dio ( colui che è fedele e veritiero ) e dalla sua Parola di Vita, che sola può restituire un sano equilibrio ad una umanità che, inesorabilmente, è destinata ad esser delusa nelle sue aspettative ed ingannata dalle promesse del mondo.
La "competitività" implica sempre più una condizione di diffidenza che porta alla solitudine; la costante, smodata, ricerca del potere (superbia della vita) e del benessere economico non garantirà, è certo, la qualità della vita ( felicità,valori,affetti), come anche Gesù ha detto nel capito 12 verso 16 del Vangelo di Luca, al quale si rimanda il lettore per opportuno approfondimento.
L'umanità ha pensato di riuscire a fare meglio di Dio, anche per quanto riguarda l'educazione e i principi da inculcare ai propri figli; ed anche qui ci siamo sbagliati (cfr. libro dei Proverbi cap. 22 v. 6 ).
Viviamo un'epoca nella quale l'uomo ha imparato a pilotare le astronavi più sofisticate, ci siamo addentrati nel micro e nel macro cosmo, e in molti di questi casi, la competitività è stata un incentivo per la realizzazione di tanti obiettivi. Nel contempo però, abbiamo riscontrato che in questa competizione, la finalità è stata più che altro qualcosa di esterno e al di fuori dell'uomo. La Bibbia non demonizza il progresso dell'umanità né il benessere che ne può derivare, ma riprova l'orgoglio insito nelle sue "conquiste", come nel caso dell'edificazione della famosa torre di Babele, che spinge l'uomo alla superba pretesa di voler raggiungere il "cielo" ed il suo Creatore .
In questa gara, l'uomo tende a considerare sé stesso come un animale super evoluto, e non come un essere morale fatto ad immagine di Dio che rimane sempre e comunque creatura di Dio .
Tornando al soggetto delle "buone maniere" a tavola, ci piace ricordare un simpatico aneddoto, risalente a non molto tempo fa: una tipica famiglia italiana di quattro persone stava chiacchierando durante il pranzo, a proposito del colossale ponte sullo stretto di Messina. Si enfatizzava, vociando molto sull'intelligenza e le capacità dei progettisti giapponesi mentre uno solo dei presenti era silenzioso e desinava tranquillamente. Questi aveva da qualche tempo abbracciato in modo vivo la fede cristiana, rinunciando ad alcuni suoi ambiziosi progetti, che comportavano certi compromessi
eticamente discutibili. Si percepiva che la conversazione aveva un certo che di tono polemico e provocatorio nei confronti del neo cristiano. Come se si cercasse di scuoterlo e scomodarlo,
dal suo essersi chiamato fuori dalla"competizione"della vita.
Si continuava a insistere sul tema dell'intelligenza con toni accalorati di celebrazione e auto esaltazione dell'uomo. A un dato momento, il neofita con voce pacata, approfittando di una delle brevi pause del dibattito, suggerì:"conosco qualcuno(il diavolo)che è molto più intelligente e dotato di queste persone di cui mi state parlando, e di qualsiasi altro genio o premio Nobel; ma guardate
un po' come è ridotto.....
La risposta di Cristo nel deserto, alla tentazione del diavolo(1) fu:"Non soltanto di pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio"(Mt. 4:4).
Il Direttore
Note:
Vedi articoli:
Chi è veramente Satana --- La strategia mondiale di Satana
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