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Io ti ho chiamato per nome ...!
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Postato da Redazione
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"Non temere...ti ho chiamato per nome..."
Emozioni e riflessioni tornando da Auschwitz
Montagne di occhiali, capelli, scarpe, giocattoli, vestiti, utensili vari.
E le valigie.
In una delle enormi bacheche del museo di Auschwitz ci sono accatastate centinaia di valigie,
con i nomi scritti col gesso da parte di chi sperava così di poter ritrovare i bagagli una volta finito quell'incubo...

Visitare i campi di sterminio nazisti
(ma anche alcuni musei particolarmente suggestivi, a partire dallo Yad Vashem
di Gerusalemme) è un'esperienza forte, dolorosa e necessaria.
Esperienza sconvolgente perché ti porta solo a
"immaginare" (molto vagamente, ma molto dolorosamente) una pagina nerissima, inverosimile, ma purtroppo vera
della storia umana, con buona pace dei negazionisti.
Così è stato anche per me ad Auschwitz, luogo di sterminio degli
ebrei, ma non solo
(anche di polacchi, di zingari, omosessuali, oppositori politici, Testimoni di Geova, cristiani
e via dicendo).
Luogo dove si è cercato di sterminare la speranza e la dignità umana.
Alla fine mi resta un misto tra la voglia di piangere e il grande bisogno di pregare.
Tornato sul pullman ho avuto
"bisogno", necessità, davvero, di aprire la mia Bibbia e di cercare lo "Shemà Israel"
("Ascolta Israele", nel capitolo 6 del Deuteronomio) pensando quante volte in quei luoghi di morte e di negazione
dell'umanità e della speranza, tanti ebrei abbiano pregato con quelle parole, trovando la forza per andare avanti.
Tutto mi ha colpito in questa visita: le baracche, le latrine, i binari della morte, gli spazi immensi eppure angusti
per gli uomini liberi, tra filo spinato e barriere. Le foto, i documenti, il racconto delle sofferenze
e delle umiliazioni...E poi, quei nomi... quei nomi e cognomi scritti sulle valigie, nomi che mi parlano
più delle fotografie.
Mi raccontano il dramma individuale di tutti e di ciascuno.
Ripenso alla sezione dello
Yad Vashem in memoria dei bambini uccisi nei lager nazisti, a quel corridoio da percorrere per sentire solo il nome,
il cognome, l'età e la nazionalità delle piccole vittime.
E allora riprendo la Bibbia e vado diretto al capitolo
43 di Isaia, a Dio che dice ad Israele (ma a tutti e a ciascuno di noi):
"Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!".
Ti ho chiamato per nome... non temere... Com'è importante il nome.
Com'è importante ascoltare o leggere quei nomi.
Hanno provato a cancellarli, chiamando i prigionieri con dei numeri. Ma non ci sono riusciti...
E così penso che anche nel momento più tragico, sulla forca o in attesa della fucilazione; nelle camere a gas o sotto
il peso di indicibili fatiche e umiliazioni, Dio abbia preso per mano tutti e ciascuno di quelle persone e abbia
sussurato loro: "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!".
Roberto Davide Papini
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