 |
Dio è ingiusto?
|
 |
 |
Postato da Redazione
|
 |
 |
[ICN-News 26/10/05, 08:12]
DIO È "INGIUSTO"... MEGLIO CHE SIA COSÌ!
Al telefono con...Nino Ciniello, responsabile del Settore Consulenza biblica
e spirituale di "Voce della Bibbia" (vocedb@tin.it).
G.: Nino, se non sbaglio, oggi potremo continuare a ragionare sul discorso lasciato in sospeso la volta scorsa, e cioè sulla presunta "ingiustizia" di Dio nei nostri confronti.....(Continua)

N.:Esatto. La volta scorsa, infatti, abbiamo cominciato a ragionare su un "dato sensibile" che ci riguarda tutti, cioè la difesa dei nostri "giusti" diritti... Guai a chi ce li tocca! Se ce ne sentiamo defraudati, potremmo arrivare a giustificare persino la violenza, no?
G.:Beh, certo, la giustizia e l'equità sono valori molto importanti...
N.:Sì, ma--chissà perché?--concetti come "generosità", "servizio non rimunerato", "azione spontanea e disinteressata", "spirito di sacrificio" e così via, sembrano del tutto estranei alla maggior parte di noi, anzi, alla stessa natura umana! Abbiamo però detto che "è storia vecchia". Infatti, a questo riguardo, il Signore Gesù raccontò una parabola, quella dei "lavoratori delle diverse ore" (Mt. 20), una parabola che, sotto certi aspetti, risulta umanamente scandalosa, perché denuncia il nostro malinteso "senso di giustizia" e rivela invece lo "spirito di convenienza" con cui spesso facciamo le cose.
G.: E infatti, la volta scorsa, abbiamo notato che, se il nostro senso di giustizia somiglia a quello degli operai della parabola, che si lamentarono della generosità del padrone nei confronti di chi aveva lavorato di meno, allora non è nemmeno giusto che Dio sia misericordioso verso di noi!...
N.:Esattamente! Se le cose stanno così, allora non è giusto che Dio ci dia opportunità dopo opportunità per ravvederci! Non è giusto che Dio abbia mandato il Suo unico Figlio a morire per i nostri peccati! Non è giusto che tutto ciò che ci viene chiesto di fare, è accogliere la Sua grazia in Cristo per il perdono dei nostri peccati... In realtà, ci conviene moltissimo che sia Dio così "ingiusto" nei nostri confronti, e non ci tratti invece secondo il nostro metro di "giustizia"!
G.:Già... Poi, però, abbiamo detto che proprio l'aspetto così "scandaloso" evidenziato da questa parabola è la "chiave" per capire qualcosa di più della grazia e dell'interesse che Dio ha verso di noi...
N.:Sì, infatti questa parabola ci dice almeno tre cose su questo Dio "ingiusto". Innanzi tutto: è Dio che prende l'iniziativa di salvarci (Mt 20,1). Chi ha dato vita alla ricerca? Sono stati forse gli operai, di loro propria iniziativa, ad andare dal padrone a chiedergli un lavoro? No, è stato il padrone del campo che è uscito a cercare e a prendere a giornata degli operai per lavorare la sua vigna. Ogni credente sa bene che non è stato lui a cercare Gesù: è stato invece Gesù a cercarlo e a trovarlo mentre era misero e "disoccupato"!
G.: Quindi, è Dio che ha preso, prende e sempre prenderà l'iniziativa per la salvezza dell'uomo...
N.:Esatto, e quindi sarà Dio che preserverà i Suoi fino a quando non li chiamerà a "casa". La salvezza è un atto di Dio al 100% , l'uomo non ha nessun merito! Volete sapere che cos'è, storicamente, la Bibbia? La Bibbia è il documento che registra come Dio si sia mosso per raggiungere l'umanità perduta. In essa non c'è traccia del tentativo umano di cercare Dio. La Bibbia dice che Dio cercò Abramo perché diventasse padre del popolo eletto. La Bibbia non dice che Israele invocò il nome del Signore chiedendoGli di diventare Suo popolo, ma fu l'esatto opposto! La Bibbia non dice che fu l'uomo a sentire il bisogno di un Messia e a chiedere a Dio d'inviargli Suo Figlio... È scritto, invece, che "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Gv. 3:16).
G.:Quindi, non siamo stati noi a cercare Dio, ma è stato Lui a cercare noi!
N.: Proprio così! E se mi chiedessi perché amo Dio, la ragione biblica sarebbe una sola: "Noi L'amiamo perché Egli ci ha amati per primo" (1 Gv. 4:19). Allora, chi è stato a "innescare" questo amore? Dio! Non solo non sono stato io ad amarLo per primo... ma a me, da solo, non sarebbe mai venuto in mente di farlo! Difatti, la Bibbia dice: "Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio" (Rm. 3:11). Da solo, non avrei mai potuto amare Dio per primo; non mi sarei mai avvicinato spontaneamente a Lui, se Lui per primo non si fosse avvicinato a me!
G.: E questo vale per ogni credente, no?
N.: Sì, perché Gesù disse: "Nessuno può venire a Me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e Io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv. 6:44). È così che stanno le cose: Dio che cerca fedelmente di salvarti, quando a te non importa nulla di Lui! Tutto sommato, non ci conviene che Dio sia così "ingiusto"?
G.: Certo che conviene! Perciò, la prima cosa che abbiamo imparato su questo Dio "ingiusto" è che è Lui che prende l'iniziativa di salvarci... Qual è la seconda cosa?
N.: La seconda è che Dio tratta con noi in maniera personale. È essenziale notare nella parabola che è il padrone ad andare ripetutamente a cercare gli operai. Alcuni erano pronti fin dalle 6 del mattino. Per altri, alle 6 di mattina era troppo presto, e così si presentarono alle nove! Altri ancora non erano pronti se non alle 3 del pomeriggio, o addirittura alle 5 del pomeriggio! Ebbene, quel padrone torna a metà giornata e anche quasi a fine giornata, e li prende lo stesso! Non solo. Ma li paga per l'intero giorno di lavoro! Chiamatela ingiustizia, questa!

G.: Qualcuno ha provato a interpretare questo testo per giustificare la cosiddetta "conversione in punto di morte"...
N.: Sì, anch'io ho sentito tante volte frasi del tipo: "Ora sono giovane e forte. Voglio divertirmi. Ci sono tante cose interessanti da fare. Quando sarò più anziano mi darò una calmata, ed allora penserò a Dio e cercherò di mettermi a posto con Lui!". Un ragionamento del genere, però, non funziona affatto,per diversi motivi. Anzitutto, non sappiamo quando la nostra vita avrà termine. In secondo luogo, non puoi andare a Dio alle tue condizioni. Quando forse sarai vecchio e pronto a ravvederti, la tua anima potrebbe essere così indurita da respingere Dio, e ciò potrebbe pregiudicarti per sempre la possibilità del ravvedimento, lasciandoti così senza appello davanti al giudizio eterno di Dio!... La Bibbia dice: "Eccolo ora il giorno della salvezza!" (2 Cor 6:2). Non rimandare mai: sarebbe veramente sciocco da parte tua!
G.: Però, resta vero il fatto che questa "ingiusta" misericordia di Dio (chiamiamola così per comodità) salverà comunque anche chi Lo invocherà con sincerità persino sul letto di morte...
N.: Sicuramente! Anche perché Gesù disse in modo inequivocabile: "Tutti quelli che il Padre Mi dà, verranno a Me; e colui che viene a Me, non lo caccerò fuori" (Gv. 6:37). La parabola di cui stiamo occupando, in sostanza ci parla di un Dio "ingiusto", che però, in modo amorevole, tratta con ciascuno in maniera individuale. Dio ci ha fatti ad uno ad uno in modo diverso, e ci conosce individualmente, meglio di quanto noi stessi ci conosciamo. Ora, ognuno risponde a Dio in tempi diversi, in circostanze diverse e in modi diversi. Un Dio "giusto" tratterebbe tutti allo stesso modo, e si rifiuterebbe di prendere chi non si presentasse, tanto per dire, alle 6 di mattina! Invece, Dio torna ripetutamente sulla piazza e chiede: "Perché ve ne state qui tutto il giorno, inoperosi?" e loro rispondono: "Perché nessuno ci ha preso a giornata". Potrebbe benissimo replicare: "E dov'eravate stamattina all'alba? A dormire? Adesso, arrangiatevi!". Ma non è questa la Sua risposta. Dio è misericordioso, e non "giusto" secondo i nostri criteri! Come posso non essere contento di un Dio così "ingiusto", che non mi tratta come un numero, ma come una persona unica?!
G.: Già! Perciò, la prima cosa che abbiamo imparato su questo Dio "ingiusto" è che è Lui che prende l'iniziativa di salvarci... La seconda è che Lui tratta con noi in maniera personale... E la terza?
N.: La terza è che Dio retribuisce sempre i Suoi operai. Notiamo infatti come, alla fine, il padrone del campo retribuì tutti, sia chi aveva lavorato per undici ore, sia chi aveva lavorato per un'ora soltanto. Dio è fedele e retribuisce sempre chi Lo serve fedelmente.
G.: La domanda, un po' provocatoria, comunque resta, Nino: quel padrone è stato ingiusto nel dare a tutti la stessa "paga"?
N.: Beh, abbiamo ormai considerato che, dato che siamo tutti peccatori e giustamente meritevoli solo di condanna da parte di Dio, nessuno può pretendere alcunché da Lui. Il che significa che ciò che riceviamo da Lui è sempre segno e frutto di una grazia immeritata da parte nostra!
G.: Qualcuno, come fece Pietro, potrebbe chiedere (come leggiamo in Mt 19,27): "Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?"...
N.: Sì, ma Gesù insegna che la semplice, costante ubbidienza non dà nessun titolo a speciali privilegi. Infatti, nel Vangelo di Luca leggiamo: "[Se uno di voi ha un servo] si ritiene forse obbligato verso quel servo perché ha fatto quello che gli era stato comandato? Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: «Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare»" (17:9,10). In altre parole, quando mio figlio mi fa vedere il quaderno e mi dice: "Non sono stato bravo a fare tutto per bene oggi?", oppure: "Oggi mi sono comportato proprio bene!", e si aspetta le mie lodi, faccio bene a elogiarlo... In fondo, però, ha fatto solo il suo dovere! Quale premio dunque potrebbe aspettarsi chi entra nel Regno di Dio? Il solo fatto di esserci non è già "il massimo"?! Quale "grado" di eterna beatitudine potrebbe aspettarsi? Se forse ha "faticato" più di altri al servizio di Dio, non è già di per sé un onore l'averlo fatto? Cosa vorrebbe di più?!
G.: Quindi, secondo l'insegnamento di Gesù, il "premio" è il Regno di Dio stesso, cioè la vita nel mondo a venire, una vita che è data a tutti quelli che Lui chiama, indifferentemente da chi prima e chi dopo...
N.: Esatto! E chi vi è entrato prima, non dovrebbe essere contento di vederci pure gli altri? Alla luce di questo, tutti gli altri premi non sono essenziali, tutti i tentativi di fare un raffronto fra la retribuzione di uno e quella di un altro sono fuori luogo, e non rendono giustizia a Dio.
G.: In conclusione, se da un lato, nella convivenza civile è importante il concetto di merito, come anche quello di giustizia e di uguaglianza...
N.: ... Da notare, però, che Gesù non intendeva insegnare che i padroni terreni possono fare tutto ciò che vogliono con quello che hanno, né voleva dire che tutti i dipendenti devono ricevere uguale paga dai loro datori di lavoro, indipendentemente dal lavoro che svolgono...
G.: ... d'altro lato, Gesù vuole che ragioniamo e operiamo avendo ben chiaro il concetto di grazia, che è di gran lunga superiore a quello della giustizia umana.
N.: Proprio così! Se, secondo i criteri umani, Dio è sommamente "ingiusto", vi assicuro che "conviene" che per noi sia così: un Dio "ingiusto" non si stanca di venire fedelmente alla nostra ricerca, di trattarci ad uno ad uno in modo diverso, e di retribuire sempre con il Regno dei cieli chiunque Lo serve. Dovremmo essere ben contenti che Dio sia così "ingiusto"!
G.: Bene, Nino, direi di concludere proprio su queste tue parole, che mi sembrano particolarmente incoraggianti. Grazie per il tuo contributo, e a risentirci la prossima settimana!
Redazione
|
|
 |
 |
|
 |
|
|