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Ricchezza, festa o dramma?
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Postato da Redazione
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POTEVA ESSERE UNA FESTA, MA È DIVENTATO UN DRAMMA
[ICN-News 24/12/06]
Più della metà della ricchezza del globo è in mano al 2% di adulti.
Il 10% ne possiede l'85%. Sono percentuali da scandalo.
Immagina una torta con 100 fette e 100 persone. Potrebbe essere una festa, ma non lo è.....(Continua)

Perché due invitati mangiano da soli 50 fette, in 10 ne mangiano 85. Gli altri 90 invitati devono accontentarsi - praticamente - di briciole. Poteva essere una festa, ma è diventato un dramma.
Esiste quindi un club molto esclusivo, composto da 30-40 milioni di persone (su una popolazione mondiale di 6 miliardi...) che decide praticamente tutto e sta benissimo.
Forse ne fai parte anche tu. Se hai complessivamente un patrimonio di $ 60.000 allora fai parte del club del 10%, se invece sei più furbo o fortunato e il tuo patrimonio ammonta a $ 500.000 allora sei nel super club dell'1%.
Questa è la fotografia che emerge da uno studio recentissimo del World Institute for Development Research of the United Nations University (ONU-WIDER), dal titolo The World Distribution of Household Wealth .
Chiaramente tutto dipende da come si definisce la ricchezza. Alcuni economisti definiscono la ricchezza come valore di tutte le risorse di una famiglia (incluse le capacità umane) altri come equivalente al reddito monetario. I dati di prima sono costruiti sul concetto di ricchezza come capitale (valore del patrimonio fisico e finanziario meno i debiti).
Un americano (USA) ha così un patrimonio di quasi $ 150.000, un giapponese di $ 180.000. In India il patrimonio procapite è di solo $ 1.100. Per alcuni paesi i dati mancano. E non sono di certo i più ricchi.
La ricchezza è, insomma, distribuita in modo diseguale. Se poi considerassimo la quantificazione dei debiti che pesano sulle spalle dei paesi poveri....la situazione sarebbe molto più che drammatica. Globalmente orribile. Ma non del tutto nuova.
Infatti, l'autore dei Proverbi considera qualcosa di molto simile. A volte avere a disposizione un patrimonio, un capitale, delle risorse, è inutile. Come può essere vano e frustrante lavorare duro per produrre - alla fine - nulla di significativo.
L'ingiustizia è insomma sempre dietro l'angolo e può deprivare chiunque, velocemente.

Il campo lavorato dal povero dà cibo in abbondanza,ma c'è chi perisce per mancanza di equità (Prov 13,23).
Attenzione, però. Nella visione biblica non abbiamo mai a che fare con una sola dimensione del problema. La stessa realtà economia è spiritualmente multidimensionale. L'ordine economico è di fatto oggetto di interessi e forze demoniache che, oltre ad incitare al peccato umano, amplificano e consolidano i suoi effetti.
Già nella caduta, l'uomo è avvicinato e tentato per mezzo della creazione materiale, che a sua volta diventa trampolino per l'incredulità, la disobbedienza e la ribellione.
La stessa lotta dei profeti contro Baal e gli idoli ha poi un risvolto molto economico. Solo il Signore libera dall'oppressione e dalle schiavitù. Gli idoli facilitano sempre egoismi e crudeltà. La battaglia di Elia contro gli idoli e il suo stabilire con forza la scelta tra Dio e Baal (1 Re 18,21) ha delle conseguenze economiche. Alla fine infatti l'apostasia religiosa procura a molti dolorosissime tragedie economiche e l'idolatria genera sempre ingiustizia e oppressione.
Si tratta di guardare, allora, oltre i dati e le statistiche. Dovremmo - come cristiani - renderci conto che dietro alle strutture economiche, alle molte ideologie, alle relazioni economiche problematiche e devastate alle oppressioni tiranniche.....ci sono forze spirituali (Ef 6,12), oltre che ineludibili e pesanti responsabilità sociali e individuali. Impariamo a confrontarci con il Vangelo anche su questi punti e permettere che la liberazione di Dio e la trasformazione della Croce raggiunga globalmente l'umanità.
Giuseppe Rizza
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