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Preti sposati!!!
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Postato da Redazione
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Mercoledì 26 Ottobre 2005
Preti sposati
Fonte [ICN-News 24/10/05, 15:30]
di Monica Lanfranco
La famiglia "cattiva" di Giuseppe

Ex parroco in provincia di Viterbo, dal 2002 è sposato con una immigrata
albanese. Del celibato
dei sacerdoti dice: "E' uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di
grandi sofferenze............."
"La Chiesa interferisce - come non succede in nessuno degli stati occidentali -
direttamente nelle scelte politiche della nostra repubblica, perché non accetta
quello che per lo stato liberale e democratico è invece il fondamento
indiscutibile: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3
della Costituzione). E' chiaro che lo stato non impone, né privilegia
particolari scelte morali. Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non
dovrebbero essere trattati egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai
principi religiosi cattolici". Sono parole forti, e se a pronunciarle è un uomo
di chiesa lo sono ancora di più.
A pronunciarle è Giuseppe Serrone parroco dall'aprile del 1991 fino all'ottobre
2001 a Chia, provincia di Viterbo, una piccola frazione di Soriano nel Cimino.
Oggi Giuseppe è disoccupato, dopo la denuncia al giudice del lavoro contro la
diocesi di Civitacastellana per il riconoscimento del lavoro dei parroci come
lavoro subordinato; la diocesi e la parrocchia di Chia lo hanno denunciato e
hanno chiesto al giudice la convalida di sfratto (la prossima udienza è per il
2007) dalla canonica dove vive con Albana Ruci, sua moglie dal 2002.
Fondatore e animatore dell'associazione di sacerdoti lavoratori sposati,
Giuseppe ha conosciuto Albana quando lei approdò in Italia con un gruppo di
altri albanesi fuggiti dal paese dopo i fatti del 1997. Allora parroco Giuseppe,
in collaborazione con il Comune, si occupa per un anno dell'accoglienza di 100
profughi albanesi presso un centro a Soriano, promuovendone l'integrazione con
gli abitanti della zona: nel campo si svolgono attività di catechesi, corsi di
lingua, attività sportive. Ogni domenica un gruppo di ospiti partecipa alla
Messa a Chia con letture in lingua albanese. Per queste attività Giuseppe è
accusato di essere "di sinistra": il vescovo Zadi interviene, lo ammonisce e lo
invita a fare solo il prete.
Quando Giuseppe invita a dormire Albana e sua madre in canonica, e si sposta dai
locali per non dare adito a chiacchiere scoppia il caso. Un gruppetto di persone
lancia una campagna diffamatoria nei suoi confronti, che improvvisamente dopo 10
anni di lavoro viene tacciato di comportamenti "non conformi al ministero". Il
vescovo gli suggerisce un anno sabbatico, ma Giuseppe non accetta. Decide di
aiutare Albana ad ottenere il permesso di soggiorno per l'Italia, e di
accompagnarla in Albania. I giornali parlano di fuga, ma di certo questo
coraggioso uomo di chiesa non fugge dalla sua personale e salda visione della
fede.
Se gli si domanda cosa è per lui la famiglia risponde: "Mi piace pensare alla
famiglia come a una comunità di amore e di vita, partendo dalla "realtà" e
prospettandola protesa verso "il mistero".
Giuseppe Serrone ha un'opinione netta sul celibato: "Il celibato ecclesiastico
imposto ai preti della Chiesa Cattolica si sta rivelando uno strumento non più
al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all'interno delle
comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza
consistenti ogni anno, è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate
quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di
continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla
Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica, e quindi sicuramente
modificabile, è dimostrato dall'esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di
normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale, dove i
preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio".
Sull'amore e sui suoi sentimenti verso Albana dice: "Sono sicuro di aver fatto
una cosa giusta davanti a Dio. La Parola di Dio, fin dalla Genesi ci dice "non è
bene che l'essere umano sia solo". Mi sento con il cuore triste perché la chiesa
Cattolica Romana esclude l'amore che la Parola di Dio nel Cantico dei Cantici
chiama "la fiamma di Dio". Questo retaggio di repressione romana enfatizzato dal
genio di Sant'Agostino ha coinvolto anche altri cristiani ed altre religioni. Se
guardiamo i Vangeli Gesù non ha mai parlato male una sola volta di una donna. Il
nostro cuore sanguina a pensare a tutti i disastri prodotti negli uomini da una
teologia repressiva e non biblica. Il prete non deve essere un luogotenente di
una posizione (la parrocchia) che fa parte di un mandamento (la diocesi) che a
sua volta è porzione di un grande complesso governato da Roma. Se dal punto di
vista storico (ed anche organizzativo) tutto questo ha avuto ed ha ancora un
significato, occorre guardare avanti e pensare al sacerdote come uomo (o donna)
che sia punto di riferimento di una comunità che ha come centro il Cristo ed il
suo messaggio. Il sacerdozio ministeriale si configurerà come un fratello che
Dio ha chiamato ad aiutare altri fratelli a vivere il vangelo ogni giorno. Con
la propria famiglia o no. Operaio o impiegato. A tempo pieno o a tempo parziale.
Questo modo di vedere il sacerdozio rivoluziona anche il modo di porre il
messaggio cristiano. Si torna alla chiesa delle origini ed al "pusillus grex"
che è stato il lievito che ha sconvolto la pasta corrotta dell'impero, sale che
ha dato sapore ad una società stanca e viziata, luce sul candelabro che ha
illuminato un mondo dominato dalla fede nel potere delle armi e della politica"
Commento R74:
Personalmente non trovo scandaloso che un ministro di culto lavori per
mantenersi, nè che contragga regolarmente matrimonio, nè che legga in lingua
diversa la bibbia per portare la Parola di Dio a gente straniera. L'apostolo
Paolo diceva che è meglio "sposarsi che ardere" (I CORINZI 7:9), e parlando di
celibi, non specificava se sacerdoti, ministri, o laici. Al vescovo, cosa che
pochi probabilmente conoscono, l'apostolo raccomandava di essere "marito di una
sola moglie" (I TIMOTEO 3:2). Perchè dunque, mi chiedo, tanto accanimento verso
chi compie queste scelte in sintonia con la Parola di Dio? Mosè ed Aronne, non
erano forse profeta e sacerdote? Eppure entrambi erano sposati e con figli.
Queste persone forse si ritengono superiori a loro? La Chiesa ha il diritto di
imporre qualcosa all'uomo quando Dio invece, in quel campo, lascia libero l'uomo
di decidere? Se Dio non ha voluto mettere questo fardello da portare all'uomo,
perchè altri uomini dovrebbero decidere che è bene assolutamente portare questo
peso? Non è da tutti rimanere celibi, è vero, ma questo è un dono di Dio, non un
macigno da portare per ordine di un altro o altri uomini. Questo è quello che
penso, e a tal proposito riecheggiano nelle mie orecchie le parole sapienti e
giuste di Gesù che diceva:
Ed egli disse: "Guai anche a voi, dottori della legge, perché caricate la
gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un
dito! Luca 11:46
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