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 Il Primato di Pietro
Postato da Direttore
Bibliche Riflessioni I papi successori di Pietro?
Uno dei problemi di maggiore rilievo nell'ambito del dialogo cristiano, riguarda l'aspetto interpretativo della figura del vescovo di Roma (il papa); il problema quindi, della struttura gerarchica piramidale, della chiesa cattolica, che pone in cima come autorità assoluta, il vescovo di Roma. Questo non può essere accettato, per esempio, dalla chiesa ortodossa d'oriente, che semmai può riconoscere al papa un primato d'onore e non di autorità e giuridico...(Continua)

Statua Vaticana San Pietro

Collegato a questo, un altro problema è quello della comunione, perché la comunione per la chiesa cattolica passa per la gerarchia, dispensatrice della grazia, della salvezza e della comunione con Dio.

Le prime fasi di questo cambiamento verso l'aspetto gerarchico episcopale, risalgono al periodo detto "protocattolico" (96-193 d.C.).

La collegialità presbiterale nella guida della chiesa e la spontaneità carismatica nell'annuncio del vangelo, vie più scompariranno, a favore di una gestione specialistica e clericale di forma monarchica. Questo preparerà la strada all'assolutismo episcopale della chiesa di Roma, fondato sul primato apostolico di Pietro e sul suo presunto episcopato nella città eterna . Quali che siano stati i motivi di questi cambiamenti all'interno del cristianesimo, una cosa è certa, tutto ciò è molto lontano dai modelli del Nuovo Testamento.

San Pietro ritratto su tela

IL TUO NOME SARA' PIETRO (Gv. 1,42)
Un elemento di grande importanza che ricorre con frequenza nella sacra Bibbia, è l'irrompere del divino nella storia e nella vita degli uomini, che finisce sempre con lo stravolgerne il destino, superando,contestualmente, i loro limiti e le loro aspettative. Di questa "irruzione" celeste, troviamo un significativo esempio nell'incontro di Gesù con Simone, il pescatore , al quale cambia il nome in Cefa (roccia) cioè Pietro.

E' chiaro che anche in questo caso il nuovo nome ha lo scopo di rispondere alla necessità di cambiamento della natura umana, cioè del carattere dell'Apostolo, e di tracciare profeticamente un nuovo destino che in questo caso, è divenire un valido strumento dell'Onnipotente per la predicazione del Santo Vangelo, testimone di Cristo. Ciò si afferma per prendere le distanze da quanti, partendo da una interpretazione banalmente letterale di Matteo capitolo 16 verso 18, usano giustificare il primato di Pietro ed il fatto che sia stato il primo papa della chiesa per diretta investitura di Cristo , con tutte le distorsioni dottrinali che ne sono derivate. TU ES PETRUS (Mt. 16,18)

E' importante partire dall'analisi della famosa espressione, "Tu es Petrus", sulla quale il papato e la chiesa cattolica romana hanno fondato la loro pretesa di primato e potere giuridico.

Come prima considerazione è utile accennare all'opinione di quegli studiosi asettici che non si schierano verso un tipo di interpretazione particolare, cattolica o protestante. Questi critici considerano il passo biblico in questione, come un'interpolazione o aggiunta, per giustificare le crescenti pretese della chiesa di Roma.

Si può osservare come gli altri vangeli tacciano sull'argomento, cosa che potrebbe essere trascurabile se non si trattasse di un particolare molto importante quale l'investitura della più alta dignità da parte di Cristo a Pietro. E' possibile che il passo non si trovasse nella prima raccolta dei "Logia " di Gesù, che Luca consultò per la stesura del suo vangelo. Sembra veramente strano, che tutti abbiano omesso o dimenticato un passo così determinante, infatti è proprio per queste ragioni, che i critici considerano i versi in questione come una tarda intercalazione testuale a scopi dogmatici. C'è da domandarsi se la famosa frase sia mai uscita dalla bocca di Gesù, tenendo presente il fattore giudeo-cristiano, il rifiuto della linea paolina, e la necessità di dare all'apostolo dei circoncisi (Pietro) un'autorità particolare (specie dopo la morte di Giacomo), che ritroviamo legittimata nel Vangelo di Matteo (rivolto ai giudei).

Pur ammettendo l'ipotesi da parte dell'ambiente giudeo-cristiano di volere conferire a Pietro una tale autorità, si è comunque ben lontani dalle esorbitanti attribuzioni di primato giuridico e di vicario di Cristo, in seguito formulate proprio a partire da questi versi di Matteo..

Se proprio si vuol essere interpreti letterali del verso biblico, bisogna precisare che Gesù, in Matteo 16,18, usa un gioco di parole, ed infatti il termine "Tu sei Pietro"( gr. petros) è diverso da quello usato "su questa pietra" (gr.petra) fonderò la Mia Chiesa; è evidente che Gesù quando dice su questa Pietra, si riferisce alla confessione che Pietro aveva fatto, subito prima, cioè quando rispondendo al Signore dice : "tu sei il Cristo il figlio dell'Iddio vivente" (Mt.16,16). (Mt. 18,18).

Sul ruolo attribuito a Pietro in tutto il N.T., ci sono precise notizie, ed è anche lo stesso Apostolo a fornirci l'interpretazione delle parole "Tu sei Pietro etc. "(Mt.16, 18).

Troviamo infatti, nella prima lettera di Pietro (I Pt. 2, 4-6), la chiara testimonianza che la Pietra di fondamento è Cristo. Quindi la pietra, sulla quale tutto l'edificio (Chiesa) è fondata E' Cristo e non Pietro, come chiaramente egli stesso induce a credere coloro che leggono nel libro degli Atti cap. 4 vv 11,12.

Tradimento Pietro

Pure l'Apostolo Paolo conferma questo insegnamento, definendo Gesù, pietra angolare del tempio spirituale di Dio, parlando anche del fondamento, non solo di Pietro, ma degli apostoli ( Efesini cap.2 vv.20-22). L'apostolo Paolo sempre nella lettera agli efesini ignora completamente il concetto di monarchia episcopale e ciò che è proprio del Papa, successore di Pietro, capo della Chiesa e vicario di Cristo (Ef. 4,11-12). In tal senso ricordiamo come Cristo stesso abbia vietato tra i suoi discepoli ogni forma e atteggiamento di superiorità e supremazia (Mt. 20,28; Mc. 10, 42-45; Lc. 22, 24-30).

Nella prima lettera di Paolo ai corinzi è scritto: "nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Gesù Cristo" (I Co 3,11). Sulle famose parole di Matteo, abbiamo ancora la testimonianza dei padri della chiesa, che possiamo citare in ordine più o meno cronologico: Epifanio, Cirillo d'Alessandria, Origene, Giovanni Crisostomo, Basilio il grande, Teodoreto, Ambrogio, Girolamo, Agostino ed altri, che attribuivano la parola " Pietra" a Cristo e alla confessione di Pietro., che quindi non è fondamento, ma fondato sulla Pietra che è Cristo.

IL PRIMATO DI PIETRO?

Gesù, aveva detto a Pietro:"Io ti do le chiavi..." ma ciò non si riferisce al monopolio del regno, ma alla predicazione del vangelo, in cui Pietro ha avuto il privilegio di aprire per primo le porte del vangelo agli ebrei nel giorno di Pentecoste, e ai gentili (non ebrei) nella casa di Cornelio (At.2:10; 14:27).

Il potere di sciogliere e di legare è stato dato non solo a Pietro, ma anche agli altri credenti (Mt.16:19; 18:15-18; Gv.20:23), questo consiste nel proclamare il perdono dei peccati (vangelo) che Dio accorda per la fede in Cristo.

Nell'episodio descritto in atti cap. 8, 14, il testo ci dice che gli apostoli che erano a Gerusalemme mandarono Pietro e Giovanni in Samaria. Notiamo come anche qui, non si evince nessun atteggiamento papale da parte di Pietro, che infatti non manda gli altri, ma è mandato. La sua figura che all'inizio degli Atti ha una parte di primo piano, in seguito si defila fino a scomparire del tutto. Al concilio di Gerusalemme dà il suo parere, ma è Giacomo che interviene in modo decisivo, e la risoluzione finale è presa in nome degli Apostoli, degli anziani e dei fratelli ispirati dallo Spirito Santo(At.15:7,13,22,28). Da quel momento nel racconto di Luca, ( autore del Libro Atti degli Apostoli ) , sarà Paolo ad occupare il primo posto e Pietro sarà semplicemente una delle tre colonne della chiesa menzionate in Galati 2:9 (Pietro è nominato dopo Giacomo). Nella prima lettera di Pietro, al capitolo 5, verso 1, Pietro è definito "anziano" con gli altri anziani, e non loro capo o presidente. Pietro, pertanto, non è divenuto il capo della chiesa o "vicario" di Cristo, è evidente che solo Cristo è il capo e fondamento della chiesa , Egli infatti non si è spogliato del suo sacerdozio intrasmissibile (Eb.7:24), e nell'andare via da questa terra non è stato sostituito da un uomo, ma da un altro alla sua altezza, lo Spirito Santo (Gv.14:16,26; 15;26; 16:7,13,14), che agisce nella chiesa, che è il corpo di Cristo, che è il capo.(Ef. 1,22; 4,15).

In conclusione si può tranquillamente affermare che , da ciò che il N.T. ci dice, nella sua interezza, non si evince nessun primato giuridico di Pietro rispetto agli altri Apostoli, né la storia aggiunge nulla di nuovo su questa figura ed anzi, in un caso reso evidente sempre nella scrittura, è Pietro stesso a sottomettersi al rimprovero ed all'autorità di un altro Apostolo ( Ga. 2,11-15 e II; Pt. 3,15-16); in questa parte, il concetto di primato e di "infallibilità" è alquanto discutibile.

PIETRO A ROMA?

Dal punto di vista storico, abbiamo alcune notizie riguardo la tradizione sulla sua crocifissione al tempo in cui anche Paolo è stato suppliziato (67-68 d.C.), e non è da escludere il martirio per entrambi a Roma.

Il fatto però, che Pietro sia stato per 25 anni vescovo a Roma e in base al suo presunto primato, capo della chiesa, è piuttosto improbabile, visto che tali notizie ci giungono dalla setta eretica degli Ebioniti (I - VII secolo d.C.).

Pietro non è stato per 25 anni a Roma e dunque, non ha potuto essere il primo papa. Data la sua morte avvenuta intorno al 67-68 d.C., avrebbe dovuto trovarsi a Roma sin dal 42-43 d.C., cosa assolutamente impossibile secondo il N.T.

Oltretutto le notizie che Pietro sia stato 25 anni vescovo a Roma, emergono solo nel IV secolo con il Catalugus Liberianus edito nel 354 forse da Furio Dionigi Filocalo.

Osserviamo anche la totale mancanza di consapevolezza, fino alla metà de II secolo di qualsiasi idea monarchica episcopale collegata al primato di Pietro e alla successione apostolica. Le varie lettere di Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, Ireneo, Tertulliano, Caio presbitero romano, e altri scritti, ci parlano di Pietro e Paolo a Roma, con molte incongruenze, e non parlano in modo chiaro del primato di Pietro e del suo episcopato romano.

E' interessante osservare i contenuti della lettera di Dionigio vescovo di Corinto, in una lettera scritta ai cristiani di Roma, afferma, che Pietro e Paolo " venuti a Corinto insieme, predicarono e fondarono questa nostra chiesa, per passare poi insieme in Italia per predicare e subire il martirio nel medesimo tempo".

La storiella di Pietro e Paolo sempre insieme che vanno in giro fondando chiese è fuori da ogni realtà sia storica che teologica . Anche Ireneo ha affermato che i due apostoli hanno fondato la chiesa di Roma, ma è sorprendente come tutti costoro ignorino completamente, quello che il Nuovo testamento dice, anche in merito ai viaggi dei due apostoli. Infatti nel libro degli atti al capitolo 12, v. 17, si legge:

"Pietro, essendo uscito dalla casa di Maria, madre di Giovanni Marco,se ne andò in un altro luogo".

E' molto difficile vedere in queste parole il fatto che Pietro sia andato a Roma, descritto qui in modo così vago e insignificante. Una meta così importante e un viaggio così impegnativo, avrebbe dovuto essere seguito con maggiore interesse, come d'altronde è stato il viaggio di Paolo a Roma. E' molto più logico pensare che semplicemente Pietro, per sfuggire ai controlli delle autorità (era appena fuggito miracolosamente dal carcere), si sia recato nelle vicine zone dell'Asia dove sappiamo che ha in particolare esercitato il suo ministero verso i circoncisi... Forse un'altra ipotesi ci fa vedere che Babilonia, nella I lettera di Pietro, non è Roma, ma l'importante centro caldeo nonché diaspora giudaica (ad essa si deve il Talmud di Babilonia), dove Pietro ha ministrato. Perciò mentre Pietro prende la via del vicino oriente, Paolo prenderà quella del lontano occidente. Un altro scritto molto approssimativo e quello di Eusebio, che non contento di fare arrivare l'apostolo Pietro a Roma nel 42, (asserendo il suo episcopato di 25 anni), lo ha già fatto vescovo di Antiochia senza però fissarne la durata. A questo, si oppone in qualche modo, Giovanni Crisostomo, e dice che l'episcopato di Pietro ad Antiochia fu assai lungo ed ebbe come successore Ignazio.

Il Nuovo Testamento, in riferimento a Pietro, non parla affatto di questo, anzi ad Antiochia abbiamo diversi nomi, ma quello di Pietro non c'è (At. 13,1). È difficile pensare che Luca, abbia nominato Paolo e Barnaba, dimenticando il nome di Pietro, tra l'altro fondatore e vescovo(secondo la tradizione) della chiesa di Antiochia. Anche nella tradizione, ben documentata, di un collegamento di Pietro con la chiesa di Antiochia, non si può fare a meno di osservare l'influenza del solito problema giudeo-cristiano, che mette da parte la realtà di Paolo, e reclama l'autorità di Pietro . Nelle stesse liste dei vescovi romani, di cui abbiamo notizie già abbastanza tardive a partire dal 180 c.a. con Origene, Pietro non viene annoverato tra i vescovi di Roma, ciò avverrà molto più tardi. Un altro documento molto interessante riguarda la famosa "controversia pasquale", dove a Roma , il vescovo Aniceto e Policarpo Vescovo di Smirne, discutono per stabilire il giorno della celebrazione della Pasqua. Policarpo porta avanti la tradizione orientale, che si fonda sull'autorità dell'Apostolo Giovanni, mentre Aniceto(a quanto ci riferisce Eusebio), fa risalire l'uso romano alla tradizione dei presbiteri che erano stati prima di lui.

Come mai, in un'occasione del genere, Pietro non viene nominato in nessun modo? Probabilmente Aniceto(170 c.a.), non conosceva la tradizione dell'episcopato romano di Pietro. Nella lettera ai Romani datata intorno al 56-57 d.C., Paolo manda saluti a circa trenta persone di questa comunità e tra loro non figura Pietro (Romani Cap.16 ); inoltre, è regola di Paolo non scrivere mai ad una chiesa fondata da altri Servi di Dio ( cfr. Romani cap. 15 vv. 20-24).

Intorno al 60 d.C., Paolo giunge, a Roma e vi trascorre due anni, trova che gli ebrei non sanno molto del vangelo e Pietro ancora una volta non è nominato (At.28:15,22). Poco prima della sua morte, Paolo scrive dalla prigione romana, la sua ultima lettera dicendo che tutti lo hanno abbandonato (II epistola a Timoteo cap.4 v. 16), ed ancora una volta Pietro non è menzionato perché non c'è, altrimenti, sarebbe impensabile da parte sua un tale comportamento.

La tradizione di Pietro a Roma, è più un fatto leggendario che storico, e si spiega nell'esigenza giudeo-cristiana (anti-paolina) collegata alla realtà della chiesa romana, di dare autorità attraverso la presenza di Pietro.

Pietro a Roma

Anche le influenze ereticali di tendenza gnostica (II secolo) , hanno spinto verso una forte reazione apologetica della chiesa cristiana, che ha portato, ad una tendenza, da collegiale ad episcopale e poi monarchica. Tutto questo però, era ancora molto lontano dall'assolutismo papale e dal primato giuridico della chiesa di Roma . In questo breve scritto, non verrà trattato l'aspetto storico-archeologico, delle vestigia e memorie di Pietro a Roma, di cui si rimanda all'ottimo volume Pietro a Roma di G, Miegge e C. Papini.

Si può comunque accennare, il fatto che anche in questo ambito, tutta l'impalcatura è costruita su un terreno alquanto immaginario e precario. Non abbiamo infatti nessuna prova seria che possa avvalorare minimamente la presenza di Pietro a Roma, del suo pontificato e martirio, attraverso alcuni dei i monumenti ritenuti più importanti. La tomba mai accertata, la famosa cattedra, che si scopre risalire all'età barocca, i trofei di Paolo e Pietro sulla via d'Ostia ed al Vaticano. C'è ancora la piccola chiesa del "Domine Quo Vadis" eretta in memoria dell'apparizione di Cristo a Pietro durante la sua improbabile fuga dal carcere Mamertino.

La chiesa di San Pietro in Vincoli sull'Esquilino, dove sono custodite le catene che legarono Pietro a Gerusalemme, e che si sono fuse con quelle della prigione romana, divenendo una un'unica catena.

Tutte queste leggende, racconti e supposizioni, per potere dimostrare la presenza di Pietro a Roma e tutto ciò che la tradizione gli ha voluto attribuire.

A PROPOSITO DELLA SUCCESSIONE APOSTOLICA

A questo punto potremmo mettere da parte la storia del suo pontificato, sia per la scarsità di prove, sia per il clamoroso silenzio del Nuovo Testamento. Ma supponiamo pure che egli sia stato a Roma e che vi abbia predicato il vangelo: si può parlare di successione , una sorta di consegna e trasmissione dei suoi poteri ad altri credenti?

È bene chiarire che gli apostoli, avevano un ministerio eminentemente personale , del tipo: "ciò che abbiamo visto...e toccato..."cioè di testimoni oculari e auricolari di Cristo, compreso l'apostolo Paolo (At. 9 IICo. 5,16; Ga. 3,1).

Questa autorità, in qualità di testimoni diretti, è in effetti intrasmissibile. Con la morte degli apostoli finisce l'apostolato, e quindi è illogico parlare di successione apostolica.

La Bibbia non ci parla della morte di Pietro, e accenna a quella di Paolo, che sta per avvenire(IITm. 4,6). Ci sono diversi scritti neotestamentari, che sono posteriori a questi avvenimenti, eppure nessuno di questi accenna ad una successione all'apostolo Pietro e di un primato relativo a questa, come invece troviamo nell'Antico Testamento, per quanto riguarda i re di Israele e di Giuda. Nel mandato di Cristo agli apostoli, possiamo riconoscere una successione spirituale ed una certa eredità di mandato rivolta a tutti e non solo a Pietro(Gv. 20, 21-23). In base a tale mandato la chiesa sarà fondata sull'insegnamento di Cristo e degli apostoli(è questa l'unica forma di successione apostolica), siano essi, Pietro, Paolo o Giovanni. Presumendo un primato di Pietro, dopo la sua morte, il mantello della successione apostolica avrebbe dovuto posarsi sull'apostolo Giovanni ancora vivente Un altro fattore è quello che non c'era eventualmente, nessuna necessità di successione apostolica, visto che la chiesa attendeva l'imminente ritorno di Cristo. Osservando la storia dei papi si noterà quanto la teoria della successione sia fragile e infondata. Si vedranno a volte due papi contemporaneamente, i concili che deporranno due papi per eleggerne un terzo, oppure periodi in cui non ci sono papi.

La lista dei papi rimarrà incerta in più di un caso fino al 1417.

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