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Così è morta Olimpia
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Postato da Redazione
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Così muore Olimpia,
senza Israele ai Giochi del Mediterraneo a Pescara.
Israele non ha potuto partecipare ai Giochi del Mediterraneo fin dalla prima edizione del 1951.
Il veto arabo già escludeva Israele come stato e come popolo tra i popoli. E' così dalla fondazione, nel 1948.
La differenza è che Teheran sta confezionando la bomba atomica e che i Giochi del Mediterraneo stanno per svolgersi
in Italia, amica di Israele; questo mentre la politica continentale ha cambiato passo, ha espresso la sua intransigenza
sulla conferenza di Durban e pare chiaro che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa...(Continua)

"Cominciamo
col dire che Israele non disputa gare sportive nell'emisfero asiatico dove non potrebbe competere per i veti
delle nazioni che non ne riconoscono l'esistenza
- dice Vittorio Pavoncello, presidente italiano dell'organizzazione
sportiva ebraica Maccabi -
ma va annotato che, a parte il veto ai Giochi del Mediterraneo, la discriminazione
sportiva nei confronti di Israele è emersa solo negli ultimi anni quando lo sport israeliano ha iniziato
a partecipare a manifestazioni sportive di livello mondiale".
C'è il caso alle Olimpiadi di Atene, nel 2004.
Il due volte campione mondiale iraniano di judo Miresmaeili si rifiuta di combattere al primo turno
con l'israeliano Ehud Vaks e si fa trovare fuori peso.
Se no, ai Giochi di Pechino. Deve iniziare la batteria
dei 100 rana. Il nuotatore iraniano Alirezaei non si presenta: tra i concorrenti alla batteria c'è un israeliano.
L'atleta sarebbe ricoverato in ospedale per un'infezione intestinale. Ma in mattinata l'agenzia di stampa
iraniana aveva annunciato che l'atleta avrebbe gareggiato in quanto nella vasca lui e l'israeliano sarebbero
stati "distanti". O l'esclusione dal torneo di Dubai della tennista israeliana Peer.
La vita israeliana
è segno di contraddizione. Ma questa edizione dei Giochi si svolge a Pescara, non a Teheran: qualcosa vorrà dire.
L'Italia è amica di Israele, anche se qualche dirigente sportivo di alto profilo dice che lo sport non ha il ruolo
di dirimere le controversie politiche; governa federazioni, sancisce se le racchette del ping pong devono
essere zigrinate. Non si occupa dell'Uomo, e galleggia l'idea che lo sport auspichi e sogni - e in effetti
non riunisca. Staremmo per assistere allo scempio di Olimpia e di quanto rimane dell'infanzia del mondo.
Nel Mediterraneo, De Coubertin non regge più, e l'importante è non far partecipare. Se accetteremo
tale prassi pre-mediterranea, torneremo all'età del Ferro. Lo sport e la cultura italiana assumeranno i colori
di un'occasione mancata. Non possiamo accettarlo.
Eppure una minoranza di federazioni nazi-sportive vorrebbe
imporci come fisiologica la non presenza di Israele ai Giochi del Mediterraneo, ai quali, per evitare problemi,
impongono con cinismo che assieme a Israele non sia presente la Palestina. Quando la speranza più bella sarebbe
che gareggiassero sia Israele che la Palestina. Lo sport questo compito avrebbe: di quanto è bello,
tutto permettere e promuovere.
Per ora non è così: siamo a un'altra cacciata di Israele dall'Europa.
Se è vero che il Mediterraneo non è in Europa, lo è l'Italia: è in Europa che c'è stato lo sterminio ebraico;
è in Italia che vi furono le leggi razziali; è in Italia che una competizione sportiva senza ebrei
ha un suono sinistro.
L'esclusione di Israele non combacia con lo statuto dei Giochi.
Dove è sancito:
a) la diffusione dell'educazione olimpica nel bacino del Mediterraneo;
b) il rafforzamento dei legami di amicizia e pace tra i giovani e gli sportivi di questa parte del mondo;
c) la promozione di comprensione, consultazione, cooperazione e solidarietà tra i Comitati olimpici nazionali
del bacino del Mediterraneo.
Il punto è se dopo la coesione della Ue nell'opporsi allo spirito antisemita di Durban,
sia accettabile farsi imporre, in Italia, un dictat antisemita, opposto allo spirito mite dello sport.
Sarebbe necessario, ministro Frattini, un risonante atto etico della nazione che ospita i Giochi.
Di Alessandro Schwed Fonte Il Foglio
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