 |
Cristianesimo low cost?
|
 |
 |
Postato da Redazione
|
 |
 |
Fonte [ICN-News 22/11/06]
di Giuseppe Rizza
Sono italiani, hanno superato i trent'anni, e celebrano l'era dell'evangelismo a basso costo,
low cost. E' una rivoluzione. Sono interessati a Gesù, ma poco a tutto il resto. Credono nella Bibbia,
ma a volte la vivono un po' come libro-talismano.....

Molti i giovani, spesso con un livello di istruzione medio-alto, ma ci vuole un sacco di tempo per trovare
una qualche stabilità. Le disponibilità teologiche - è vero - iniziano ad esserci, ma spesso sono nascoste,
poco accessibili. Dopo tutto, il rinnovamento della mente sembra avere un prezzo troppo alto per chi ha poche
risorse, ma molta voglia di vivere, complice una fase di ristagno spirituale che affligge la quasi totalità
della nazione.
Conoscono molto l'Europa, forse il mondo. Sono pratici di e-commerce e sanno usare l'instant messanging
e il Voip. Sono molto attenti a cosa mangiano e come si curano. Il look che prevale è il low-profile urbano.
Forse mi sbaglio, ma questo è l'identikit.
Dico subito che hanno molte ragioni e spesso anche la mia ammirazione.
Vivere bene l'evangelismo in Italia non è facile. Certo, seguire Gesù non è mai semplice.
Spesso bisogna trovare una quadratura tra poteri, corporazioni, lobby varie che pensano solo ai
loro interessi. Senza scadere in pericolosi luoghi comuni, bisognerebbe riconoscere come la cultura
evangelica di oggi si sia ridotta ad una condizione di litigiosità, di presunzione, di menefreghismo e
di mediocrità. Anche la dimensione locale della vita comunitaria è spesso povera, inquinata da egoismi multipli
e da visioni appannate. Molto meglio cercare altrove, senza rinnegare il resto, per carità. Molto meglio
amplificare altro.
Il cristianesimo low-cost è paradossalmente sensibile ai dettagli, molto attento al periferico. Per carità
senza disconoscere il centro - così si vorrebbe. Si corre il rischio però di facilitare una vera e propria
precarizzazione della fede. Prova a pensare, come esempio, alle separazioni diffuse, alle prese di distanza
accigliate, ai chiarimenti sfuggenti, alle offese pesanti e gratuite, alle leggerezze morali ... alla predilezione
per ciò che di fatto è marginale. Ne esistono a raffica. E tutti sappiamo.
Low-cost è allora più di una appartenenza confessionale, è molto più di una prossimità teologica: è una vera
filosofia di vita. Forse, una necessità.
Anche nella fede si sceglie l'approccio minimale. Si abbassa la guardia.
Il cristianesimo low-cost se vuole avere un futuro, però, deve trasformarsi. Deve ritornare ad essere
cristianesimo biblico, senza remore. E per fare questo deve liberarsi di due grosse minacce:
il relativismo e il narcisismo.
Prima il relativismo. Esiste una mobilità morale fondata su una instabilità teologica a sua volta
figlia dello scetticismo più radicale, del rifiuto della verità assoluta. La fede low-cost in fondo
crede che nessuno può conoscere niente indipendentemente dagli orizzonti personali. La certezza
oggettiva non c'è, dipende. La verità esclusiva è problematica. E' uno shift globale che più o meno
ci ha interessati tutti.
Ma se la Bibbia è la parola infallibile, inerrante ed ispirata di Dio, molte cose ne conseguono.
Se Gesù Cristo è veramente l'unico Salvatore e Signore - oggettivamente ed esperienzalmente - tutto cambia.
Il narcisismo - quale individualismo radicale, illusione infatuata dal proprio sé - è l'altra minaccia.
Conosciamo tutti il mito di Narciso, il giovane che - innamorandosi perdutamente della propria immagine
riflessa - si trasforma in fiore. Così accade ai nostri giorni. La domanda di autonomia individuale
è assolutizzata tanto da diventare la prima fra le virtù. Agire secondo l'interesse personale rappresenta
sempre di più una valida giustificazione. Non importano gli altri, o importano solo secondariamente.
Il mondo corre e la competizione ha le sue regole. Se vuoi sopravvivere, comunque, devi essere un vincente,
mai un perdente.
Low cost sì, ma virile!
Combiniamo le due cose e capiremo come il rischio sia quello di non assimilare fino in fondo cosa
sia la verità, non saper fare il bene e agire giustamente. Scetticismo intellettuale e relativismo
morale, insieme ... e poco dopo non si riesce che a vivere per se stessi ... finendo presto alienati
e dis-integrati.
Attenzione, un evangelismo che si adagia - anche tacitamente -
sul contesto culturale contemporaneo, diventerà presto post-cristiano. La via di uscita c'è.
Immagino che si tratti di un ritorno alle fondamenta, all'ascolto di quello che Dio dice nella sua Parola.
Seriamente e collettivamente. Senza se e senza ma. Costi quel che costi.
Giuseppe Rizza
|
|
 |
 |
|
 |
|
|