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Verso l'abrogazione del limbo
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Postato da Redazione
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Gli uomini creano ed eliminano il Limbo?
[ICN-News 16/12/05]
La Commissione teologica internazionale incaricata da papa Wojtyla di studiare la sorte dei neonati
deceduti senza aver ricevuto il battesimo, sta in questi giorni preparando per papa Benedetto XVI un
rapporto in cui si affronta il tema del limbo e sembra essere orientata a lasciar cadere questo insegnamento
tipico del cattolicesimo.......(Continua)

Qualsiasi studioso del testo biblico sa bene che non esiste nessun appoggio scritturale
sull'esistenza del limbo.
La stessa Chiesa cattolica lo riconosce quando si considera che il magistero non ha mai
fatto proprio questo insegnamento. Pertanto, ci si dovrebbe interrogare sul perché questa ipotesi teologica
(così definita da Joseph Ratzinger) abbia avuto così tanto spazio e peso durante molti secoli,
formando e influenzando in tal modo le coscienze di milioni di persone.
Il confine tra ipotesi teologica e verità
di fede pienamente rivelata, che oggi si tende a marcare per giustificare e lenire la prossima abrogazione del limbo,
era estremamente labile per non dire inesistente nel passato.
In un tempo in cui la Bibbia era vietata,
la messa recitata in latino e la folla di credenti affondava nell'ignoranza e nella povertà,
chi e quanti erano
in grado di distinguere e gestire la differenza tra ipotesi teologica e verità di fede?
Se poi a questo aggiungiamo
sia il fatto che nella prassi pastorale l'idea del limbo era insegnata con inequivocabile fermezza
(cfr. Catechismo di San Pio X del 1905), e sia il fatto che era largamente diffusa
e accettata senza indugio anche
nella società civile
(ad esempio, in alcuni cimiteri i bambini morti prima del battesimo venivano sepolti in un'area
specifica a loro dedicata, separati fisicamente dal resto),
il problema si complica e ci orienta a interrogarci
inevitabilmente sia sulle cause di questa forte e seria ambiguità sia sui loro responsabili. Risulta palese allora
che per secoli vi è stata una sorta di scollatura tra il vertice della Chiesa e la sua base. È forse questo il retaggio
di un'epoca in cui la Chiesa, nella sua opera espansionistica, aveva la necessità di crescere e
per raggiungere tale scopo il pedobattismo costituiva un possibile strumento da cogliere?
Se così fosse, l'idea del limbo era sicuramente un valido deterrente per scoraggiare chi non avesse voluto far battezzare i propri
piccoli.
Tra le varie implicazioni che la questione potrebbe far risuonare, due domande attirano particolarmente
la mia attenzione in questo momento:
1) Se da un lato Benedetto XVI s'appresta a far abbandonare ufficialmente
l'ipotesi teologica sul limbo, armonizzandosi almeno su questo aspetto particolare al testo biblico, dall'altro ci
si potrebbe interrogare se il problema non rischia di intaccare il campo etico. Come spiegare che ci si è sbagliati,
o che non si è marcata a sufficienza la differenza sopra esposta, a milioni di persone che vi hanno creduto per una
vita intera? E cosa dire per quanti vi hanno creduto nel passato?
Perché aver aspettato così tanto tempo per esprimersi
a riguardo?
2) Ci si potrebbe anche interrogare sulle conseguenze di questa abrogazione nella coscienza dei
fedeli cattolici. Per quanto corretta teologicamente possa essere, non si rischia di minare la fiducia
e l'autorità della Chiesa anche su altri punti di fede, strettamente correlati alla credenza del limbo?
Ad esempio, come riformulare in ambito dogmatico, le questioni del peccato originale e della concezione
sacramentale del battesimo, senza inevitabilmente intaccarne il senso che vi si è dato fino ad ora?
Quello che maggiormente m'inquieta è la tranquillità (forse apparente) con la quale le persone accettano questi cambi
di rotta così radicali. Mi chiedo se questo non è forse il segno di un disinteresse per le questioni inerenti
alla fede (cfr. Lc 18:8).
Le due problematiche sopraesposte, nonostante interessino in primo luogo la Chiesa romana,
credo che possano offrire uno spunto di riflessione per l'intera cristianità. Il dibattito odierno sul limbo lancia un
invito "silenzioso" ad ogni Chiesa di vegliare affinché solo le verità pienamente rivelate siano oggetto della nostra
proclamazione (cfr. Dt 29:28). Il nostro parere personale, per quanto lecito e interessante, deve sempre
e con forza essere distinto dalle indicazioni chiare della Parola di Dio. Già Gesù ammoniva i suoi contemporanei
per aver dato così tanta importanza alle tradizioni umane che soffocavano la pura rivelazione divina
(cfr. Mt 15:3,6-9).
Michele Gaudio
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